martedì 8 marzo 2011

Appello per la Partecipazione degli Enti Locali alla Manifestazione del 26 marzo


Caro Sindaco,

ti contattiamo in merito alla campagna referendaria per la ripubblicizzazione del servizio idrico che ha suscitato grande interesse nei cittadini, i quali, con oltre 1.400.000 firme a sostegno dei quesiti referendari, hanno dimostrato tutta la loro contrarietà alla privatizzazione del servizio idrico.

Dopo la dichiarazione di ammissibilità di 2 quesiti referendari da parte della Corte costituzionale lo svolgimento della consultazione referendaria è ormai una realtà ed aprirà necessariamente un dibattito sulla gestione dell'acqua e dei beni comuni nel nostro Paese.

Da ora fino al voto (che si terrà tra il 15 aprile ed il 15 giugno), si apre quindi un periodo fondamentale non solo per la ripubblicizzazione dell'acqua ma anche per la partecipazione democratica nel Paese. Come Coordinamento Enti locali per l'acqua bene comune e la gestione pubblica del servizio idrico siamo parte integrante e attiva di questo percorso.

Tappa importante di questo cammino sarà la prossima Manifestazione Nazionale del 26 marzo, promossa in primis dal Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune e dal Forum dei Movimenti per l'Acqua, e alla quale stanno aderendo moltissime realtà rappresentanti dell'ampio arco sociale che si riconosce in questa iniziativa.

Anche quest'anno, come nella manifestazione del 20 marzo del 2010, gli enti locali con i loro gonfaloni saranno un elemento importante del corteo che si snoderà per le strade di Roma, al quale verrà data massima visibilità.

Invitiamo quindi le amministrazioni locali a partecipare alla manifestazione, segnalando l'adesione all'indirizzo:
segreteria-enti-locali@acquabenecomune.org.

Siamo certi che, su un tema così importante per tutti i cittadini italiani, gli Enti Locali sapranno dare un prezioso contributo a quella che è una campagna in difesa del Bene Comune.

Ulteriori informazioni su www.acquabenecomune.org, nella sezione dedicata al Coordinamento Nazionale Enti Locali per l'Acqua.


Coordinamento Nazionale Enti Locali per l'Acqua Bene Comune

e la gestione Pubblica del Servizio Idrico

CHI HA PAURA DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA ?

Quanto più si avvicina la primavera referendaria per la ripubblicizzazione dell’acqua, tanto più i poteri forti entrano nel panico. “Chi ha paura dei movimenti per l’acqua?” viene da domandarsi. “Molti e diversi fra loro” è l’inevitabile risposta.

Ne ha paura il Governo che, con l’art. 23bis, ha tentato la definitiva consegna della gestione del servizio idrico nelle mani delle multinazionali e del capitale finanziario, ricavandone una ribellione diffusa e reticolare che ha prodotto il record di 1,4 milioni di firme in calce ai quesiti referendari.

Pronto a richiamarsi alla volontà del popolo ogni volta che il premier è in difficoltà, il Governo sprofonda nell’incubo all’idea che finalmente il popolo possa davvero pronunciarsi, su un tema preciso e aldilà di ogni appartenenza partitica : ecco perché preferisce caricare sulla spesa pubblica altri 400 milioni di euro – in tempi di crisi!- piuttosto che accorpare elezioni amministrative e voto referendario, come buon senso ed etica pubblica imporrebbero.

Ne ha paura il Pdl, che ha appena chiamato -8 marzo a Roma- i propri amministratori locali per una giornata di studio sponsorizzata da Veolia, ovvero la più grande multinazionale dell’acqua, già famosa per le “efficienti” gestioni dell’acqua ad Aprilia, in Calabria, in Piemonte, Liguria ed Emilia.

Ne ha paura la Lega Nord, che dovrà spiegare ai suoi sindaci e ai suoi elettori –molti firmatari dei quesiti referendari- come si concilia il federalismo con l’espropriazione di ogni possibilità di decisione da parte degli enti locali sulla gestione di un bene essenziale come l’acqua.

Ma anche nell’opposizione le fobie non mancano.

A partire dalla segreteria nazionale del Partito Democratico, incapace ad oggi a prendere posizione a favore dei SI, perché ad una base, che in molti territori -più che benvenuta- si è impegnata nei banchetti di raccolta firme, continua a preferire i potentati locali che da oltre due decenni hanno costruito alleanze di potere fondate sulle Spa a capitale misto pubblico/privato.

E che dire del vertice dell’Italia dei Valori che, dopo aver raccolto le firme su un proprio quesito sonoramente bocciato dalla Corte Costituzionale, non perde occasione per accreditarsi come promotore anche dei referendum sull’acqua, mettendoli tutti al servizio di una campagna politicista unicamente incentrata sull’antiberlusconismo?

Molti nemici molto onore si diceva una volta.

Ma noi che abbiamo indirizzato lo sguardo al futuro preferiamo guardare all’infinita schiera di amici, tutte quelle donne e quegli uomini che, indipendentemente dal loro punto di partenza, hanno deciso di camminare assieme per liberare l’acqua e la democrazia, realizzando un imponente percorso di partecipazione sociale dal basso e riuscendo ad imporre la gestione dell’acqua nell’agenda politica di questo Paese.

Temono il voto sull’acqua, perché rimetterebbe in discussione tutte le politiche liberiste di questi ultimi decenni e costringerebbe a discutere di un altro modello economico e sociale, fondato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e sulla gestione partecipativa delle comunità locali.

Ma temono anche il riconoscimento di una nuova soggettività sociale che ha superato il binomio “espressione di un bisogno/delega al Palazzo” per farsi costruzione di un percorso di partecipazione collettiva dal basso che, nel dire “fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua”, afferma la necessità di un nuovo paradigma : su ciò che a tutti appartiene, tutte e tutti devono decidere.

Sono le donne e gli uomini che il 26 marzo riempiranno di allegria e determinazione le strade e le piazze di Roma in una grande manifestazione nazionale.

Sono le donne e gli uomini che dal giorno successivo esporranno da finestre e balconi migliaia di bandiere dell’acqua per sostituire dal basso l’informazione che dall’alto continua colpevolmente a latitare.

Chi ha voglia di capire come sta cambiando il mondo, non ha che da seguirli.

Per una volta ascoltandoli con rispetto.

Marco Bersani

Attac Italia

giovedì 3 marzo 2011

Maroni dice no alll'accorpamento. Verranno sperperati circa 350 milioni di euro


Oggi, giovedì 3 marzo 2011, davanti al Palazzo di Montecitorio c'è stato il presidio organizzato dal Comitato "Vota Sì per fermare il nucleare" e il Comitato Referendario "2 Sì per l'Acqua Bene Comune", per chiedere che la tornata referendaria sia accorpata a quella delle elezioni amministrative che si terranno a maggio.

Il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, senza aver effettuato alcun incontro con i rappresentanti dei comitati, ha comunicato al consiglio dei ministri la volontà di firmare l'indizione delle elezioni amministrative il 15 e 16 maggio. Per quanto riguarda i referendum ci si orienta per la data del 12 giugno (ultima domenica prima del termine).

Accorpare i referendum avrebbe senza dubbio fatto risparmiare più di 350 milioni di euro alle casse dello Stato. Negando questa possibilità si mette in seria difficoltà la partecpazione democratica ai referendum.
La cosa ancora più curiosa è che il Ministro Maroni fu il promotore dell'accorpamento delle elezioni europee e amministrative del 2009, vantandosi di aver fatto risparmiare ai cittadini circa 150 milioni di euro.

Il comitato 'Io voto il 29 maggio' ribadisce il suo appello contro "lo sperpero di denaro pubblico" e per garantire "la massima partecipazione democratica, come previsto dalla Carta Costituzionale". Aspettiamo ora la decisione del Consiglio dei Ministri.